| IO CANTO ITALIANO | ||||
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“Arriva la nuova musica italiana”, cantano i Linea 77. La band torinese, già nel 2008, aveva realizzato un video, per questo brano, in cui sfilavano un po’ tutti gli artisti del panorama indie nazionale. Tutti amici e uniti in questo corale “ci siamo”. Circa un anno dopo gli Afterhours partecipano al Festival di Sanremo e subito dopo escono con il Paese è Reale, una compilation che raccoglie il meglio dell’indie nazionale. A questo punto Luca Valtorta monta un casino su Xl, chiamando in causa un po’ tutti. La gente allora comincia a crederci, a pensare che il rock italiano stia vivendo una nuova generazione. Cadono le barriere di genere, indie e mainstream si corteggiano, le major guardano al sottobosco musicale, ne attingono e ottengono numeri, pubblico, premi. Solo qualche settimana fa a Milano Dente ha chiuso il suo tour invitando sul palco Vasco Brondi (Luci della centrale elettrica), Enrico Gabrielli (Afterhours, Morgan, Mariposa), Max Collini (Offlaga Disco Pax), Gianluca De Rubertis e Alessandra Contini (Il Genio), Perturbazione e tanti altri. Le ultime edizioni del Mi ami (festival dedicato alla musica indie italiana organizzato da Rockit) hanno registrato presenze record e al Tenco vince anche Brunori Sas. E intanto sempre di più si ha voglia di cantare in italiano, di dire le cose senza fare troppi giri, di appropiarsi della realtà e di raccontarla mentre solo fino a poco fa le canzoni sembravano il mezzo per sfuggirne e metterla da parte per cinque minuti. Di questo nuovo approccio responsabile verso l’italiano ci è piaciuto ragionare in questo numero di Coolclub.it abbiamo subito capito che citare tutte le band e gli artsiti era impossibile. Ci siamo limitati ad intervistarne alcuni: Le Luci della centrale elettrica, Simona Gretchen, Massimo Volume, Ministri, altri hanno animato le nostre pagine in tutti questi anni. Parlo dei Marlene Kuntz (esce in questi giorni il loro nuovo album che abbiamo recensito), il Genio, Amerigo Verardi e Marco Ancona (amici salentini di Coolclub), Paolo Benvegnù (secondo noi tra i più grandi artisti italiani in circolazione), Non Voglio che clara, il Pan del Diavolo, Zen Circus, gli Amari, Teatro delgli Orrori, Tre allegri ragazzi morti, Bugo, Cesare Basile, e tantissimi altri. Altri sono raccolti nella compilation La leva contautorale degli anni 0 album che mette insieme una quarantina di nuove voci e ci è stato raccontato track by track da Lucio Lussi e dal coordinatore Enrico Deregibus. In questo numero, poi, noterete una piacevolissima appendice allo scorso numero dedicato al giornalismo musicale. Abbiamo l’onore di ospitare le interviste a due dei più grandi giornalisti musicali del mondo: Simon Reynolds e Riccardo Bertoncelli. Questo è l’ultimo numero del 2010, ci vediamo l’anno prossimo… buona musica! Osvaldo Piliego
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