LE STAGIONI DEL REVERIE DUO
Scritto da Pierpaolo Lala    Martedì 07 Febbraio 2012 10:21    PDF Stampa E-mail
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Il Reverie Duo mette insieme il violoncello di Redi Hasa e la chitarra di Valerio Daniele. "Stagioni" è il loro primo lavoro discografico, registrato in presa diretta in una cappella del '600 situata a Macurano (insediamento rupestre nei pressi di Alessano, in provincia di Lecce) e pubblicato dall'etichetta inglese Slam Productions. Abbiamo parlato del duo e del disco con Valerio Daniele.

Siete due musicisti di grande esperienza e duttilità. Come nasce l'idea di formare questo duo e incidere un disco insieme?
Redi ed io siamo prima di tutto grandi amici. In questi anni, da quando lui è arrivato qui dall'Albania, abbiamo suonato insieme in numerosi progetti dalle fortune alterne. Ora sentivamo il bisogno di dire qualcosa di profondamente nostro, indipendentemente da qualsiasi logica o finalità che non fosse la musica stessa. Reverie Duo è nato così. Da un'esigenza musicale e vitale.

Stagioni è un disco veramente molto intenso, fuori dagli schemi e difficile da definire. Voi come lo presentereste?
Questo disco sintetizza il nostro personale percorso di vita e di musica, è il racconto di una strada percorsa da Redi e da me. Spero non classificabile, non riducibile. La nostra musica è il modo in cui io e Redi siamo al mondo. Non mediamo nulla. E cerchiamo di pensare il meno possibile. E' il gesto sonoro primordiale quello che ci interessa, l'intenzione, la naturalezza. Il dire tutto, senza coperture. Senza pensare al senso, al linguaggio o alle grammatiche musicali.

La barchetta di carta, Il ritorno, Rêverie, Stagioni, Baci e ferraglia, Dodici voci, Il valzer dell'arancio, Frymmemarrje, Il resto delle cose. Anche nei titoli dei nove brani pare ci sia una sorta di ricerca, un modo per indirizzare l'ascoltatore. Come avete scelto i titoli e perché il cd si chiama Stagioni?
No, non c'è alcuna intenzione di indirizzare l'ascoltatore. Proponiamo delle suggestioni, raccontiamo, con le nostre parole, dei piccoli gesti o delle sensazioni necessarie. Ogni brano ha per titolo un'immagine o un'idea che rappresenta, seppur in forma sfocata, questi piccoli racconti. “Stagioni” è la nostra visione del mondo. Un ciclo sempre uguale e sempre diverso di passaggi, di transizioni di colore, di percezioni della pelle e del cuore. Le stagioni sono nelle ere, negli anni e persino nei giorni.

Nessun brano porta la doppia firma. Avete lavorato su brani già composti e vi siete solo confrontati nell'arrangiamento o sono nati tutti per chitarra e violoncello?
L'atto compositivo è sempre individuale e personale (almeno finora è stato così); successivamente l'idea originale si modifica, a volte anche radicalmente, nell'incontro con l'altro, con il suo gusto e la sua personale sensibilità. La maggior parte dei brani sono stati composti appositamente per il duo.

Il disco è stato registrato in una cappella del 600 a Macurano. Come mai questa scelta?
Si, le riprese sono state effettuate in presa diretta in location recording negli spazi di una cappella seicentesca, situata all'interno della Masseria Santa Lucia. Siamo stati ospitati da Danilo e Luciana, proprietari della masseria, per un paio di giorni di intenso lavoro. Sentiamo davvero di dovere tanto a loro, splendidi ospiti ed amici eccezionali. La ragione di questa scelta è stata prima di tutto il suono che quel luogo ci ha restituito: intimo, cameristico e al tempo stesso metafisico.

Il cd esce per un'etichetta inglese. Come nasce il vostro rapporto con la Slam?
Dopo aver completato il lavoro di missaggio e mastering, abbiamo inviato il disco a molte etichette italiane. Dalla maggior parte di esse non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Triste a dirsi ma pare che oggi, in Italia, ci sia pochissima attenzione verso prodotti musicali non corrispondenti a possibilità di immediato introito economico. Così abbiamo tentato la via estera ed abbiamo inviato il master a George Haslam, fondatore della Slam Productions, etichetta inglese indipendente da anni impegnata nel campo di produzioni in bilico fra jazz, world music ed improvvisazione. George ha risposto molto velocemente e con lui è cominciato un rapporto meraviglioso, franco, professionale e onesto. Davvero un fatto raro, di questi tempi.

Pierpaolo Lala

 

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