| MICOL MARTINEZ: UNO SQUARCIO DI LUCE IMMENSA | ||||
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Micol è un'artista completa. La sua sensibilità supera la musica toccando la pittura, il teatro. È una donna complessa e sincera capace di trasferire nella sua musica il suo piccolo e grande universo. Esce La testa dentro, sua seconda prova, la consacrazione e ulteriore maturazione di una "voce" tra le più interessanti in circolazione.
Ho voluto dare a me stessa più spazio, e Luca Recchia, produttore artistico del disco, era della mia stessa idea. Gli ho portato i brani registrati chitarra e voce, e altri con un filo di arrangiamento. Luca ha fatto un pre - arrangiamento dei brani e "orchestrato" le registrazioni. Ho lavorato con i musicisti che mi accompagnano in concerto e sono con me da qualche anno (Giovanni Calella e Alessio Russo); abbiamo inoltre chiamato Raffele Kohler e O'malamente per tromba e violino. Chitarra e voce dei brani sono rimasti identici a come li ho scritti. Volevo fortemente che le canzoni trattenessero l'emozione esatta del momento nel quale sono nati e così è stato. I brani stessi, questa volta, non richiedevano altro.  In questo album è come se assumessi un atteggiamento diverso nei confronti delle parole e delle atmosfere musicali. Come se ti fossi liberata da qualcosa... Verissimo, proprio per il motivo che spiegavo prima. Inoltre il primo disco l'ho vissuto un po' in "auto-censura". Ero molto più insicura... dei brani, e di me. Mi sono liberata di qualche paura e ne è valsa la pena. Amo molto Copenhagen. Ma con "La testa dentro" ho scoperto qualcosa di nuovo di me stessa, e di conseguenza sono riuscita a rivelare agli altri molti più lati del "sentire". Hai detto che in questo disco ti rivolgi al presente e al futuro. Cosa intendi? É un album, a mio avviso, ricco di luci, speranze, proiezioni, seppur consapevole della realtà . Racconta il presente o s'immerge nel futuro. Il futuro come possibilità . Un futuro dove tutto può esistere. In questo senso il futuro è uno squarcio nella realtà . Uno squarcio di luce immensa. Un amore assoluto verso l'esistenza. Il tuo modo di vivere la musica è fatto anche di tante collaborazioni, di relazioni che partono dalla musica e la superano. Ce ne vuoi parlare? Le collaborazioni sono uno dei tanti ottimi aspetti di questo lavoro. Collaborare è divertente, è istruttivo. É scoprire nuove strade professionali e umane. Ho conosciuto splendide persone. Altre volte le stesse collaborazioni sono nate da amicizie e rapporti personali pre-esistenti: in questo caso è stata la pura piacevolezza di coinvolgersi vicendevolmente nel proprio mondo, di sottolineare una stima reciproca, ma anche di confessarsi l'uno con l'altra. Ad esempio la collaborazione con Cesare Basile è nata da una forte amicizia. Nel disco ci sono contrasti molto decisi, ballate intrise di malinconia, divagazioni più pop (60 secondi), momenti più cadenzati altri più sospesi. Sono confini musicali che hai costruito intorno al senso delle parole? Ho scritto parole e musica nello stesso momento. Probabilmente si sono influenzate a vicenda. La scrittura del primo disco non era stata così immediata. Lo era... ma non come ora. Il primo disco è andato molto bene, cosa ti aspetti da questo nuovo capitolo? Suonare tanto - spero - in giro per l'Italia. E mi auguro che questo disco riesca ad arrivare al maggior numero di persone; almeno arrivarci... poi che piaccia o non piaccia è un'altra questione. Se lo merita... il disco, intendo. A mio avviso se lo merita proprio. Osvaldo Piliego
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Dopo due anni arriva il tuo nuovo disco. "Copenaghen" era un disco quasi "corale" ricco di ospiti e amici. Come hai lavorato a "La testa dentro"?


