| Irma Records | ||||
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La Irma Records, tra le etichette italiane, è sicuramente la più "nostalgica". Punto di riferimento per la scena lounge italiana e non solo, custode di generi e sonorità vintage ma anche promotrice di nuovi suoni e contaminazioni.
Che rapporto avete con la nostalgia? In ambito musicale siete un punto di riferimento, in Italia e non solo, per tutto ciò che è vintage e profuma di anni ‘60? Gli anni '60 sono stati sicuramente il periodo più bello della musica. Ancora oggi puoi ascoltare un qualsiasi disco di quel periodo e lo trovi più fresco e interessante di tanti dischi attuali. Questo vale per tutti i generi musicali. Quindi è normale che i riferimenti con quel mondo siano continui. Una cosa fondamentale era l'importanza della melodia, cosa che oggi si è persa molto. Noi, nel nostro piccolo, siamo molto influenzati da quello ma ovviamente cerchiamo di "attualizzare" il tutto con la tecnologia e le sonorità di oggi. Ma la Irma non è solo questo, in questi anni siete cambiati, vi siete evoluti, senza mai rinunciare a uno stile, ci racconti un po' della vostra storia? La Irma nasce nel 1988 come etichetta dance legata all'esplosione della House Music. La prima crisi che si è creata dal cambio di supporto tra Vinile e Compact Disc ci ha aiutato a cambiare anche il nostro genere musicale che si è evoluto in conseguenza del fatto che non si ragionava più solo su brani singoli, ma su interi album. Con l'album dei Jestofunk Love in a Black Dimension abbiamo iniziato a cambiare pelle definitivamente. Dall'allora dilagante Acid Jazz abbiamo esplorato un po' tutte le tendenze che via via negli anni hanno attraversato il mondo della musica da club, intesa non solo come musica Dance, ma come musica da "locali di intrattenimento". Quindi abbiamo praticamente "inventato" la Cocktail music, grazie a Montefiori Cocktail e le compilation Mo'Plen, e siamo entrati prepotentemente nel mondo del ‘lounge/chillout' passando per il trip hop, il break beat, il drum'n'bass, e tutte le varie ramificazione della musica elettronica, cercando di avere sempre un doppio riferimento: la black music e la melodia. Un'etichetta di "prim'ordine" che ha in sé una serie di marchi, categorie, sfumature. Ce ne parli? Come molti sanno il nome "primordine" deriva dal nome originario della Irma: i locali dove abbiamo iniziato a lavorare erano gli stessi dove negli anni '50 c'era il più famoso ‘bordello' di Bologna, che si chiamava appunto "Irma Casa Di Prim'ordine". Come dicevo prima, affrontando un po' tutto il panorama della musica da club si è creata ad un certo punto la necessità di dare una connotazione più precisa ai generi musicali. Quindi abbiamo evidenziato per esempio il genere Cocktail e più dichiaratamente legato agli anni ‘60 e ‘70 con l'etichetta La Douce. Abbiamo fatto una lunga serie di compilation lounge/chill out su un marchio a nome Irma Cafè. La musica elettronica ha due diverse posizioni su Cuadra e Irma Elettrica. La musica House è su Unlimited e così via. Tra le vostre novità anche la salentina Agnese Manganaro, ci parli un po' delle vostre ultime uscite? Da qualche anno abbiamo iniziato anche a produrre musica in lingua italiana e Agnese è sicuramente l'artista che più di tutte ci è sembrata si "sposasse" con la nostra filosofia. Finalmente dopo tre anni circa siamo in procinto di pubblicare il suo album. Siamo in uscita in questi primi mesi del 2008 con gli album di: Bengi Jumping, il leader del gruppo Ridillo nella sua veste più Cocktail, Musetta, un duo milanese voce e musica elettronica che ha avuto grande visibilità sul web e dal vivo, Supabeatz, un giovane produttore siciliano di musica Electro e Zone, un progetto del musicista jazz Enzo Torregrossa, che con l'ausilio di diversi cantanti ha fatto un lavoro molto raffinato ed internazionale. Come immagini il futuro della musica? Con uno sguardo sempre rivolto a ciò che di bello ci ha regalato il passato? Il futuro è molto incerto, soprattutto per quello che riguarda l'industria musicale. I supporti registrati non si vendono più quindi sta cambiando tutto il concetto del business. Ma se parliamo solo di musica da ascoltare è molto difficile a dirsi. Non mi sembra che negli ultimi anni ci siano stati grandi cambiamenti l'elettronica sta sempre più "alienandosi" ma non ha generato dei veri e propri nuovi generi. Quello a cui credo sempre di più è la ricerca della melodia e quindi alla fine è sempre quello che paga di più - poi i generi contano relativamente - una bella melodia sta bene in qualsiasi versione, l'esempio più eclatante è la grande diffusione recente delle cover di brani storici, e quindi ci ricolleghiamo sempre al passato. (O.P.)
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