| Improvvisatore involontario | ||||
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Questo mese abbiamo il nostro viaggio nell'indie di ferma dalle parti di Improvvisatore involontario etichetta che raccoglie musiche sperimentali o meglio "dell'oggi" come preferisce definirle Francesco Cusa fondatore di questo stravagante e coraggioso collettivo.
Il vostro collettivo/etichetta è un'esperienza insolita anche nel panorama indipendente. Da dove nasce questo progetto? È un'idea che nasce tre anni fa, sulla scorta delle mie esperienze fatte in associazioni quali Bassesfere ed ExB. Nasce da una discussione feconda tra il sottoscritto, Paolo Sorge e Carlo Natoli (entrambi parte del gruppo Francesco Cusa Skrunch), con l'idea di creare un soggetto composito e aperto a tutte le forme artistiche ed interdisciplinari, più un movimento d'opinione che una realtà associativa chiusa ed autoreferenziale. Un soggetto camaleontico e fustigatore dei consunti costumi e dei patetici cliché della proposta artistica; un osservatorio attivo e dinamico sulla disperante e monodica recita della farsa in cui versa la retorica della cultura artistica museale italiana. Quindi col tempo abbiamo accolto tanti "adepti" e la nostra famiglia è cresciuta, venendo a costruire un piccolo esercito con avamposti per ogni parte d'Italia e dell'Europa. Siamo dunque diventati label, management, distribuzione, produzione ecc. Chi è l'improvvisatore involontario? Improvvisatore Involontario è una sorta di Kaiser Sose (vi ricordate il film I soliti sospetti?). Succede che un giorno riceviamo una telefonata nella nostra sede da parte di un noto finanziatore internazionale che ci ha intimato di mantenere l'anonimato. Egli, interessato al nostro progetto, ha scelto di finanziarlo a fondo perduto proponendoci un insolito contratto; poche righe con la Clausola in neretto: "Il Finanziatore intende mantenere l'assoluto anonimato sulla vicenda pena la rescissione del contratto e relativa penale". Noi non siamo certo nella condizione di poter rifiutare o reagire. Quindi, per quel che ne sappiamo, il nostro benefattore potrebbe essere la Cia, il Kgb, il Mossad, Murdoch, Gelli o la fallita Semeraro Mobili.
Sicuramente le vostre pubblicazioni hanno un pubblico particolare, per non usare la parola nicchia, quanto è difficile, in Italia, produrre e promuovere musica sperimentale? Grazie ai finanziamenti di "Kaiser Sose", come ormai abbiamo deciso affettuosamente di chiamarlo, per noi è relativamente più semplice. Dovendo esprimere un giudizio più obiettivo nei rispetti della situazione generale e verso chi è meno fortunato di noi direi che è praticamente impossibile se non essendo ricchi e facoltosi rampolli. Ci muoviamo in un regime e di conseguenza la musica "d'arte" - utilizziamo questo patetico cliché -, è annientata da leggi vessatorie che uccidono il proliferare della attività performative tramite una tassazione indecente che finisce con il favorire, paradossalmente, gli "stranieri" a discapito degli italiani. La musica "sperimentale" (poi sperimentale ‘de che'?") è vilipesa da un sistema crapulone della riscossione del diritto d'autore, leggi: Siae, è oltraggiata dal pullulare di conservatori e scuole di musica che finiscono con lo sfornare replicanti senza meta, è mortificata dall'indecente eccesso della proposta e dall'arroganza dei neofiti. Non ci si vergogna più di "darsi". Ciascuno ostenta sicumere frutto del trip egomasochista che trova in sottospecie di guitti riccioluti i modelli tragici per non dire immondi della libertà della espressione artistica (come se fosse "bello" ruttare in faccia a chiunque pur d'esprimersi). La musica sperimentale (sperimentale "de che"? Quali esperimenti di grazia?), o meglio le musiche dell'oggi, sono lo spettro angoscioso del senso di colpa e del rimosso: messa in scena del teatrino del nulla, sovente, al limite pratica masturbatoria nel migliore dei casi. Quantomeno in Italia. Questo numero del nostro giornale è dedicato al concetto di indipendente, secondo te ha ancora un senso, è sinonimo di libertà o cosa? Non significa più nulla nell'era della società dei consumi. Indipendente non è neanche la nostra volontà, figurarsi l'espressione della nostra nevrosi. La moderna ricerca ha annientato l'illusione del concetto di libero arbitrio, fortunatamente. Improvvisatore Involontario segue le leggi del Fato, è un simbolo, un archetipo che ci guida verso il nostro cammino pre-determinato. Come novelli Ulisse, noi abbiamo una Missione. Possiamo al massimo ingraziarci gli Dei affinché il nostro cammino sia fecondo e propizio. La libertà poi è un altro concetto chimerico giacché essa non esiste senza la prigionia. Ecco i nostri adepti sono come dei carcerati cui venisse concessa qualche ora d'aria. Quella è la libertà. Osvaldo Piliego
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