ALCEST + LES DISCRETS

@ Carlito’s Way 10 febbraio 2012, Retorbido (PV)

alcestSuccede ormai raramente di incontrare gruppi che abbiano un seguito di fans che amano generi musicali diversi. Gli Alcest hanno conquistato una schiera di indie-rockers con la loro musica tra shoegaze e post-rock, ma si portano dietro anche una fetta di darkettoni e metallari dai precedenti progetti black-metal. Come accade in questi casi, mi viene in mente Steve Von Till dei Neurosis, la dipartita dal gruppo madre provoca un radicale cambio di sonorità e quindi di pubblico. Nel caso di Alcest la frangia più integralista del metal accusa il frontman Neige di produrre musica per signorine. Ma la verità è che i metallari duri e puri raramente ascoltano altri generi musicali. Alcest può essere definito come il progetto spirituale di un musicista eclettico e instancabile come confermano le sue tante incarnazioni. Spirituale perché Neige lo definisce espressione dei suoi ricordi d’infanzia, ma anche perché la musica è un viaggio psichedelico tra Mogwai e Slowdive con prossima tappa 4AD. Raramente le ritmiche sono serrate o si utilizza lo scream di matrice black e quando questo accade è soltanto espressione di un gusto per la propulsione e la catarsi sonica.

In una serata gelida, sotto i fiocchi di neve che imbiancano la campagna pavese, Neige (che vuol dire neve, appunto) ha riunito gli indie rockers più snob e i darkettoni più open minded in un pubblico di circa 400 persone che si è mostrato caloroso e attento. Les Discrets, per molti una rivelazione, non suonano troppo distanti da Alcest, ma sul palco sono meno ispirati e affiatati. Sembra strano, visto che Neige suona il basso e il chitarrista (Zero) e il batterista (Winterhalter) sono gli stessi in entrambe le formazioni. Ma quando il frontman conquista finalmente il centro del palco, la differenza tra le bands è evidente e gli applausi sono tutti per lui che ricambia con un set generoso, timidi sorrisi, qualche “grazie” e tanti autografi a fine concerto. I francesi incantano con la dolcezza delle canzoni nonostante l’equalizzazione spinga verso un’aggressività maggiore che su disco. La scaletta è un mix equilibrato degli album, quattro brani dal primo, tre dal secondo e quattro dall’ultimo: il concerto si apre con il singolo Autre temps e in chiusura il pubblico è spazzato via dal memorabile medley di Souvenirs d’Un Autre Monde e Summer’s Glory. La catarsi è compiuta. I fans storditi si mettono in fila per un autografo con dedica. Ancora una volta, sotto gli occhi dei presenti, il Viaggio nell’Anima si è concluso.

Tobia D’Onofrio

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