Succede ormai raramente di incontrare gruppi che abbiano un seguito di fans che amano generi musicali diversi. Gli Alcest hanno conquistato una schiera di indie-rockers con la loro musica tra shoegaze e post-rock, ma si portano dietro anche una fetta di darkettoni e metallari dai precedenti progetti black-metal. Come accade in questi casi, mi viene in mente Steve Von Till dei Neurosis, la dipartita dal gruppo madre provoca un radicale cambio di sonorità e quindi di pubblico. Nel caso di Alcest la frangia più integralista del metal accusa il frontman Neige di produrre musica per signorine. Ma la verità è che i metallari duri e puri raramente ascoltano altri generi musicali. Alcest può essere definito come il progetto spirituale di un musicista eclettico e instancabile come confermano le sue tante incarnazioni. Spirituale perché Neige lo definisce espressione dei suoi ricordi d’infanzia, ma anche perché la musica è un viaggio psichedelico tra Mogwai e Slowdive con prossima tappa 4AD. Raramente le ritmiche sono serrate o si utilizza lo scream di matrice black e quando questo accade è soltanto espressione di un gusto per la propulsione e la catarsi sonica.
In una serata gelida, sotto i fiocchi di neve che imbiancano la campagna pavese, Neige (che vuol dire neve, appunto) ha riunito gli indie rockers più snob e i darkettoni più open minded in un pubblico di circa 400 persone che si è mostrato caloroso e attento. Les Discrets, per molti una rivelazione, non suonano troppo distanti da Alcest, ma sul palco sono meno ispirati e affiatati. Sembra strano, visto che Neige suona il basso e il chitarrista (Zero) e il batterista (Winterhalter) sono gli stessi in entrambe le formazioni. Ma quando il frontman conquista finalmente il centro del palco, la differenza tra le bands è evidente e gli applausi sono tutti per lui che ricambia con un set generoso, timidi sorrisi, qualche “grazie” e tanti autografi a fine concerto. I francesi incantano con la dolcezza delle canzoni nonostante l’equalizzazione spinga verso un’aggressività maggiore che su disco. La scaletta è un mix equilibrato degli album, quattro brani dal primo, tre dal secondo e quattro dall’ultimo: il concerto si apre con il singolo Autre temps e in chiusura il pubblico è spazzato via dal memorabile medley di Souvenirs d’Un Autre Monde e Summer’s Glory. La catarsi è compiuta. I fans storditi si mettono in fila per un autografo con dedica. Ancora una volta, sotto gli occhi dei presenti, il Viaggio nell’Anima si è concluso.
Tobia D’Onofrio




