Altro che pazienza! Più che altro un miracolo. Dopo quindici anni senza rivolgersi una parola, Lou Barlow e J Mascis tornano a formare i mitici Dinosaur jr. Un nuovo album teso a ricercare le sonorità degli esordi, ed un nuovo tour. Una reunion tanto insperata quanto incredibile di una band seminale che, nei primi tre dischi degli anni 80, ha codificato gli stilemi di buona parte dell’indie rock dei 90. J Mascis è un nerd, pigro ed introverso capostipite della scuola grunge, vorrebbe essere Neil Young: specchio del suo tempo, strascica e biascica melodie soffocandole in un noise sporco e psichedelico, in un magma di chitarre che compongono canzoni segate in due da virtuosi e sguaiati assoli iper-taglienti; poi lo scioglimento, con il vulcanico Lou Barlow che andrà a formare i Sebadoh. Vista la storica occasione, sembra incredibile che il Music Drome non sia pieno. Mentre nel decennio scorso qualsiasi festa o concerto omaggiava la band con almeno una cover, oggi, vent’anni dopo, attraverso la strada e a dieci metri dal locale, Murph tutto solo alza lo sguardo smarrito e mi sorride. La serata non poteva cominciare meglio e dopo un Bob Corn acustico arrivano sul palco Mascis e soci. La mitica Freak Scene apre le danze, seguita da Been There All Time. Il resto della scaletta vedrà tre canzoni del nuovo album, tra cui Back To Your Heart firmata Barlow, nascoste in una corsa forsennata verso il passato: The Lung, Out There, The Wagon; Swan e Severed Lips dal primo album, L.Fury Things e In A Jar dal secondo. L’unica pecca profonda del concerto, l’acustica. Per il “troppo caldo” il M Drome spalanca le porte e abbassa il volume ad un livello tale, che inizialmente il basso non si sente e la voce entra ed esce di scena come un altalena. Nessuno si lamenta tranne la mia ragazza che al ritornello di Feel The Pain non sente più il cantato e mi accompagna sotto le casse, unico rifugio in cui è possibile gustare il rumore (dopotutto fanno noise, vero?). Nonostante la sezione ritmica mastodontica e suonata con furia, la chitarra di J schiaccia l’intero wall of sound, dominando nel ruolo di protagonista. La performance è senza sbavature, e la magica tensione del trio sembra intatta; Murph è un metronomo, Barlow salta e picchia come un invasato il suo Rickenbacker; Mascis rasenta l’autismo, si nasconde sotto i capelli bianchi e allunga gli assoli, eseguiti con la precisione di un orologio svizzero. Nessuno spende parole; J mugugna due “Thank you”; ed in chiusura No Bones ci manda a casa troncando un bis troppo corto che stiracchia ad un ora e mezza la durata della performance. Viene da chiedersi due cose: come mai appena la band ha poggiato gli strumenti, quasi tutti sono andati via senza protestare? Siamo in sette a fischiare ed urlare perché ritornino a suonare, ma in venti secondi il locale si svuota, e mi sento un perfetto imbecille che non sa come comportarsi. All’uscita la band firma autografi con perizia, li invito a bere qualcosa, ma Barlow secco: “Ho la famiglia che mi aspetta, si sta facendo tardi e siamo stanchi dalla data di ieri”. Deve recuperare la figlioletta di tre anni da chissà quale albergo. Finisce così la serata dei Dinosauri che spariscono in una anonima utilitaria; è stata un’ottima performance, un po’ troppo breve, ma intensa; facendo attenzione posso ancora sentirne l’eco nei miei timpani…
Tobia D'Onofrio



