Si, perché "Figaro il Barbiere" è, di fatto, una libera narrazione curata dal flautista Roberto Fabbriciani su musiche tratte dal rossiniano "Il barbiere di Siviglia". Al suo fianco i Maestri Fabio Battistelli al clarinetto e Massimiliano Damerini al pianoforte. La presenza dell'ingegnere Belisari alla voce rende il tutto decisamente più gradevole sia nella narrazione e nella struttura del Lavoro, sia nella edibilità del prodotto finale. Dai fan delle Storie Tese ai docenti del Conservatorio Tito Schipa, un vasto e variegato pubblico fa da cornice ad uno degli eventi della rassegna "I concerti del Chiostro", associazione musicale che da tredici anni ha l'innegabile merito di essere un trait d'union tra il pubblico più vasto e quella musica "alta", spesso rinchiusa in teatri e che nella galatinese piazza San Pietro delizia i presenti, con gli ovvi limiti dei rumori delle vetture nelle strade limitrofe.
"Figaro il Barbiere" si presenta da subito, martoriando tra una barba ed un taglio di capelli gli orchestrali, spesso impegnati nelle impervie scalate rossiniane, assisi su quelle scomodissime poltrone di sala da barba, asciugamani al collo.
Le esecuzioni sono minimali, in una piacevolissima sommatoria di pianoforte, flauto traverso e clarinetto. Incastonata nella melodia la voce di Elio, il quale non riesce proprio a nascondere la propria passione per il Lavoro rossiniano: ne dipinge i momenti della scrittura, della partitura definitiva, di qualche incoerenza narrativa con gli occhi dell'appassionato che vuol rendere partecipe il pubblico del proprio amore per Rossini.
Vocalmente dotato, e questa non è una novità, palesa il suo divertissement nel vocalizzare le ariette dell'opera buffa trovando un punto di incontro tra l'ironia della rappresentazione visiva e la solennità dell'Opera, grazie anche agli estremamente autoironici Maestri che non si tirano indietro nelle facezie Eliose, dandogli manforte sebbene nel contempo impegnati con i rispettivi strumenti.
Un Opera che accontenta i due tipi di differente pubblico, che senza distinzioni pare aver gradito questa piacevole pastiche proposta coraggiosamente dal direttore artistico maestro Luigi Fracasso
Giuseppe Calogiuri



